giovedì, febbraio 02, 2012

Il catalogo della decrescita.

 



Decrescita, il catalogo è questo


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Come nascono le alternative politiche, e dove? Non come Atena, adulta e armata, dalla testa di Zeus. Bisogna sperimentare intuizioni, verificare ipotesi, lottare, creare, fallire, correggere, perfezionare. Ci vuole tempo, tenacia, coraggio e inventiva. Il tavolo dei partiti che stilano programmi e la scrivania dei teorici di professione sono i luoghi meno adatti. Kapuscinski raccomandava: «Se vuoi scrivere di qualcuno dovresti condividerne almeno un po' la vita». Quando la ricerca sul campo prevale e la mente si apre, il mondo appare oggi un laboratorio vivente, un crogiolo alchemico animato dai cittadini resilienti che agiscono sul territorio, formano legami, producono innovazione spinti da sensibilità, bisogni, desideri che non possono essere soddisfatti da società consumiste votate al libero mercato. Di qui le resistenze, le lotte, le nuove pratiche, le reti locali e planetarie. Nel caos delle crisi si abbozzano scenari su come vorremmo e potremmo vivere e l'alternativa si può già assaporare perché il cambiamento non è rinviato a un futuro di magnifiche sorti ma comincia adesso, nella propria vita e nelle comunità. Prendiamo l'economia, matrice delle crisi a ripetizione che ci affliggono, grazie anche alla finanza, sorellastra dominante. Intellettuali e attivisti che ne contestano elementi fondamentali, la versione neoliberista e i processi produttivi, commerciali e speculativi che ne derivano non hanno ancora elaborato una disciplina interamente rinnovata ma abbondano le idee e le azioni in cui la relazione umana è al primo posto, l'economia torna ad essere uno strumento per la convivenza umana e la percezione che la natura sia un organismo vivente impone limiti e dà altre possibilità evolutive. Nel catalogo delle idee la critica della crescita continua e del Pil è centrale. Economisti pionieri e attivisti fin dagli anni Settanta hanno lavorato sul dogma ispiratore delle politiche di sviluppo, disvelandone danni e impossibilità, ed hanno definito altri indicatori della ricchezza, tenendo conto di valori immateriali e dei costi ambientali e sociali, che devono entrare nella formazione del prezzo. Drastici gli interventi sostenuti su finanza e speculazione: abolizione di strumenti che la favoriscono, Tobin tax sulle transazioni, separazione delle attività bancarie di gestione del risparmio dagli investimenti, con la rivalutazione dell'intervento politico d'indirizzo. Fermare il saccheggio della natura e la concentrazione abnorme della ricchezza per condividere con gli altri la bellezza e i dolori della vita sono obiettivi di una diversa cultura economica che ha parole chiave eco-solidali: beni comuni non mercificabili, uso e non proprietà di merci, economia del dono, decrescita conviviale, prosperità senza crescita, nuovi modelli di benessere, sobrietà-frugalità-buen vivir, economie miste monetarie e di sussistenza o per il bene comune...Un elenco delle pratiche ideate da comunità e centri di ricerca raccoglie il microcredito, le monete locali, il baratto, le banche del tempo, bilanci di giustizia, comunità autosufficienti per cibo ed energia, conversioni produttive basate sul risparmio energetico e su nuovi materiali, innovazione dei prodotti e dei cicli, economie bioregionali che rispettano le vocazioni dei territori, mercatini locali, coproduzione agricola e gruppi di acquisto, botteghe solidali, riuso e riciclo.


Giuseppina Ciuffreda  Il Manifesto  27 /1 / 2912
 
 

 

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giovedì, dicembre 15, 2011

The protester


Persone

 

 

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L   L'umano dell’anno, secondo il settimanale americano «Time», non è un personaggio, ma una persona. «The protester»: il manifestante anonimo che ha riempito le piazze arabe per chiedere libertà, l’indignato altrettanto anonimo che ha occupato quelle occidentali per denunciare la deriva finanziaria del capitalismo.

Le contestazioni del 2011 sono accomunate dall’assenza di guide carismatiche e dall’esaurirsi del fascino della leadership, alimentato dai media che hanno bisogno di divorare continuamente delle icone. Fino alla grande illusione di Obama abbiamo creduto che il cambiamento passasse attraverso la scelta di un capo carismatico in possesso di una biografia emozionante. Come capita negli innamoramenti, abbiamo imprestato alla persona amata i nostri sogni e le nostre ansie, salvo rimanere delusi dal divario inevitabile fra aspettative e realtà. Perché nessun leader può modificare la corrente del mondo. Al massimo può cavalcarla. Mentre le società cambiano quando si solleva un’onda nuova che risponde a un sentimento collettivo. Quando gli ideali prevalgono sulle facce che li incarnano e gli umani smettono per un istante di delegare ai pochi il compito di padroneggiare il destino di tutti

 

 

Massimo Gramellini

La Stampa  15 dicembre 2011

 


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venerdì, dicembre 09, 2011

Democrazia

 

Democrazia



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La democrazia è morta e sepolta da tempo in Italia, e non solo. Forse non è davvero mai nata, ma prima era assai più facile nascondere, mistificare. Ora con la rete ( evviva la rete) se ci si impegna, si viene a sapere tutto quello che c'è da sapere e si ha la netta consapevolezza che l'opinione del "popolo" ( per usare la parola tanto cara ai politici) interessi meno di nulla, salvo che per squallidi calcoli elettorali. La rete, tra l'altro, renderebbe possibile una sorta di democrazia diretta, cioèi informare ed interpellare direttamente i cittadini su situazioni, intenzioni, provvedimenti del governo. Ma questa è, evidentemente, pura utopia. Forse, e lo dico, sia ben chiaro, solo provocatoriamente, aveva ragione Pirandello quando sosteneva che è meglio aver a che fare con un dittatore che si dichiara tale senza mezzi termini, piuttosto che con dei fasulli rappresentanti del popolo. Almeno, nel primo caso, sosteneva Pirandello, si gioca a carte scoperte.

Rossella Polloni



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